GIANNI REGGIANI  ( Modena 31/7/1931 -  Modena 2/7/2008 )

Gianni Reggiani conosce lo scautismo da ragazzo, grazie al suo professore di lettere delle scuole medie Armando Pellati, all’epoca Commissario Regionale dell’Emilia nel neo risorto Movimento scout. Sempre legato allo scautismo nelle varie realtà dove si è venuto a trovare, ha ricoperto incarichi di Quadro e di responsabile della Branca Rover presso il Commissariato Regionale Lombardo dal 1955 al 1965   per un mandato  dal 1962 al 1963  viene nominato Commissario Centrale allo sciluppo del Movimento Scout , Consigliere Generale  e formatore ai Campi Scuola per educatori  scout e quindi, a Parma, di Commissario Provinciale fino al 1971  Successuimante collaborerà con Centro Studi Baden Powell per organizzare degli eventi per Rovers Scolte.  Riportiamo la sua testimonianza nell’esperienza di Commissario Provinciale ASCI di Parma      La mia Promessa risale al 1° novembre del 1945 a Modena, quando aleggiava nello scautismo un grande spirito di scoperta, di crescita. Vi era l’entusiasmo per un Movimento nascente, di nuova formazione, con una grande libertà che i giovani, all’improvviso, si ritrovavano ad avere dopo la guerra. Si poteva di nuovo girare liberamente per le strade e in città, gli Oratori erano grandi luoghi di ritrovo per i giovani. Non ho vissuto il lupettismo ma sono entrato direttamente in Riparto, compiendo poi tutto l’iter associativo a Modena fino alla Partenza ed ai primi incarichi di Maestro dei Novizi. Quando poi, per lavoro, mi trasferii a Milano nel 1955, andai a cercare gli amici scout della città e mi occupai di formazione, di supporto esterno e di collaborazione con il Commissariato Regionale, assumendo in seguito il ruolo di Incaricato alla Branca Rover, finché non lasciai la città lombarda nel 1963 per trasferirmi a Borgosesia e dopo due anni a Parma .Essendo vacante il posto di Commissario Provinciale, lasciato libero da Silvestro Volta che, a sua volta, si era trasferito a Modena per lavoro, ho assunto con entusiasmo questo nuovo incarico in Associazione, complice Don Tonino Moroni che aveva preparato l’ambiente. Ricordo l’ambiente straordinario di Parma: sono stato accolto con grandissimo affetto da tutti i Capi e gli Assistenti della città e della provincia – furono i Novizi Rovers ad aiutare mia moglie e me nel trasloco – e ancor oggi sono legato agli amici conosciuti in quegli anni. Anni in cui sorsero contrasti tra la vecchia guardia degli Scouts storici e i nuovi giovani che poi avrebbero cavalcato la contestazione del 1968. Quando Don Tonino Moroni, A. E. Provinciale e figura di spicco dello scautismo parmense, si legò alla contestazione giovanile occupando l’Università e chiedendo all’ASCI di schierarsi, io gli scrissi una lettera ufficiale, ribadendo la mia stima nei suoi confronti, ma manifestando chiaramente di non condividere la sua posizione, continuando la difesa di un’azione legata alla tradizione del metodo scout. In tutte le Unità vi era sconcerto e indecisione su quanto stava accadendo e io feci notevoli sforzi per tenere tutti legati al Movimento e alle sue linee guida.Io non condividevo la scelta “politica” per il Movimento scout, ma soprattutto gli stili di vita e di rapporti propugnati dalla contestazione, e non ritenevo che le posizioni scelte, fossero compatibili con l’appartenenza all’Associazione. Per me era importante fissare, con tutti i Capi, dei “paletti”, dei limiti condivisi, ma un accordo non fu mai raggiunto e rimanemmo solo noi, vecchi Scouts, forse un po’ barbosi e retrogradi, ma comunque alla ricerca di una nuova strada e di una riflessione innovativa sul metodo. Anche Don Tonino, alla fine, decise di lasciare gli incarichi all’interno dell’Associazione. Furono anni difficili e di grandi rivolgimenti in città. Nella seconda metà degli anni Settanta, con la nascita dei Clan di Gruppo, si sarebbe registrata una progressiva stabilizzazione, e sarebbe tornata la normalità e serenità nelle Unità. Un ruolo fondamentale, che non si può dimenticare, va assegnato a Don Corrado Mazza, che riempì il vuoto creato dalla “partenza” di Don Tonino  Moroni. Egli, in modo accorto, con grande semplicità e fermezza, guidò lo scautismo parmense verso le nuove ventate etiche della contestazione, trovando però un equilibrio e smorzando gli echi troppo veementi.

Sono rimasto come Commissario a Parma fino al 1971 e nel 1973 ho lasciato la città. Lo scautismo lombardo – da cui provenivo – ha una tradizione forte perché ha svolto e svolge attività forti, decisive. A Parma lo scautismo era più casereccio, abbastanza “tranquillo”, ma testimoniava una profonda passione di fondo; vi era una generazione di Scouts che ci credeva davvero, che lo aveva dentro e lo comunicava nelle azioni di tutti i giorni. Questo era certamente il frutto di una lunga e profonda opera educativa che i Capi e gli Assistenti avevano seminato nei vent’anni precedenti il mio arrivo a Parma: per me è stata una grande esperienza e la conferma che lo scautismo informa la vita delle persone. Io lo credo fortemente: e per me è stato così”.

Libro “la Grande Alluvione del ’66 e lo scautismo Parmense”  pubblicazione dedicata al Commissario Provinciale Gianni Reggiani per l’opera di servizio che svolse per organizzare i soccorsi da Parma all’alluvione del 1966 a Firenze

1967 - Apertura della Base Scout “DON ENNIO BONATI” a Vallerano di Calestano (PR)