ENRICO DALMASTRI  (Bologna 11 ottobre 1927 - Bologna 24 maggio 1998)

Entra nel Bologna 4 da rover, nell’aprile 1945. A metà degli anni ’50 è - con Vittorio e Andrea Ghetti e Osvaldo Monass - uno dei fondatori del roverismo italiano, modellato sui principi di B.-P. e sulla spiritualità della strada di origine franco/belga. Collabora alla guida della Branca Esploratori nazionale Asci.
- Responsabile regionale Asci dal 1960 al 1964, ha guidato numerosissimi campi di Formazione capi in Asci e Agesci. Più volte incaricato regionale in diversi servizi, ha fatto parte di tanti gruppi in Bologna, ove c’era bisogno di una mano. Per più di 20 anni anima i Foulard Blancs e il Masci regionale; per ultimo è stato capo a Villanova di Castenaso.  Nasce a Bologna nel 1927, figlio unico di una famiglia con padre operaio e madre casalinga. Dopo aver frequentato per tre anni la scuola professionale Aldini Valeriani, inizia a lavorare nel settore amministrativo del quotidiano Avvenire d’Italia per diventarne, alcuni anni dopo, il capo del personale. Con il trasferimento della sede del giornale da Bologna a Milano, lascia il suo impiego e venne assunto alla compagnia telefonica SIP. Nel 1955 si sposa con Tina Occhialini e dal matrimonio nascono Chiara e Lucia.   Nell’aprile del 1945, assieme a mons. Faggioli, a Lorenzo Franzoni ed altri aveva dato inizio alla rinascita dell’Asci a Bologna: è una intensa stagione che vede in pochi anni l’apertura di tanti reparti e l’esperienza del clan della Garisenda che fino al 1958 raccoglie, in unica realtà cittadina, rover di Bologna e talvolta anche dalla regione. Per Enrico è l’inizio della grande avventura scout che vive con entusiasmo e da protagonista fino alla breve malattia degli ultimi mesi di vita con accanto la moglie Tina che, con pazienza e discrezione, lo ha sempre accompagnato e sostenuto. Il suo nome è legato soprattutto alla branca Rover in Asci e R/S in Agesci dove ha svolto per lunghissimi anni il suo servizio di capo clan, oltre a importanti incarichi a tutti i livelli associativi. Agli inizi degli anni ’50 è, con Osvaldo Monass e i fratelli Vittorio e don Andrea Ghetti, uno dei fondatori del Roverismo italiano modellato sui principi di B.-P. e sul pensiero e gli scritti del domenicano p. Forestier, ritenuto il padre spirituale, l’inventore, il “maitre à penser” dello scautismo cattolico.  Grande organizzatore, Enrico è coinvolto da Salvatore Salvatori e Gino Armeni nella realizzazione dei campi nazionali Asci di Val Fondillo (1954) e del Monte Amiata (1962) oltre a collaborare con la Pattuglia nazionale Esploratori. Si ricorda di lui anche il grande impegno nella Formazione capi nazionali e la nomina a Deputy Camp Chief di Gilwell conseguita proprio a Gilwell Park. Il suo impegno è sia in ambito nazionale che regionale perché ”si fa servizio dove c’è bisogno” e questo stile lo porta ad impegnarsi in tanti gruppi scout: dove c’è da sistemare una carenza di capi, una mancanza di organizzazione, rispondere alle richieste di genitori o parrocchie di fondare nuovi gruppi è sempre pronto a mettersi in gioco con la propria esperienza, l’entusiasmo e il suo grande carisma. Nonostante da giovane avesse grande inclinazione per la branca Esploratori, la sua maggiore attività si realizza nel roverismo dove ritiene l’impegno sia più necessario, difficile e determinante per la formazione dei giovani. L’evoluzione naturale lo porta poi dalla branca Rover/Scolte a un naturale coinvolgimento con i Foulard Blancs, partecipando a tanti pellegrinaggi a Lourdes e nel Masci dove ha responsabilità in diversi settori. Nel 1974 è tra i fondatori della rivista scout inter-associativa Esperienze & Progetti.  A chi ha camminato con lui, condividendo progetti e passioni, rimane indelebile la memoria della fede in Dio che lo ha sempre sostenuto e confortato nei momenti di preghiera e di dolore, anche in famiglia. Enrico può essere considerato, a ben vedere, un uomo di comunione perché in lui la vocazione allo scautismo coesisteva con una altrettanto forte passione ecclesiale: caratteristica riconosciutagli nella cordialità e stima di cui godette presso i vari Vescovi e Cardinali che spesso lo interpellavano. Enrico vive l’esperienza scout come “Strada”, un itinerario per essere contemporaneamente uomo e cristiano; “Strada” come camminare nel mondo in cui si è chiamati a vivere, senza piantare le radici in esso, sapendo che il traguardo è “la casa del Padre”. “Abbiamo fatto tanta strada insieme…” era il suo modo di iniziare gli interventi, immancabili in occasione di matrimoni e altre circostanze, con i quali ricordava i momenti vissuti insieme con le persone presenti e che tutti aspettavano di sentire perché erano parole che riassumevano e sancivano la bontà dell’esperienza vissuta insieme. In 53 anni di servizio come educatore scout sono tante le persone che “hanno fatto strada assieme con Enrico”, condividendo con lui soddisfazioni e difficoltà e con la possibilità  della testimonianza di un uomo che, giovanissimo, ha indossato l’uniforme scout per mantenerla fino alla conclusione della  sua vita, è stato scout “felice” di essere “per il prossimo”, lasciando una traccia profonda in chi lo ha incontrato.   (Paolo Zoffoli)  

Il Capo Scout d’Italia a nome dell’Associazione il 10 ottobre 1962 Atto 25 gli conferisce l’onorificenza nazionale del Giglio di Benemerenza di Prima Classe.
Il Capo Scout d’Italia a nome dell’Associazione il 23 aprile 1961 Atto 54 gli conferisce l’onorificenza nazionale del Giglio di Benemerenza di Seconda Classe.
Il Capo Scout d’Italia a nome dell’Associazione nel 1953 Atto 6 gli conferisce l’onorificenza nazionale del Giglio di Benemerenza di Terza Classe.

 

Targa posta a Lourdes al Villlage des Jeunes   2018  

 

Intitolazione Base Scout  Base Scout  a Casalecchio Dè Conti  (BO)  

SCOUTS, PELLEGRINI A LOURDES pubblicazione realizzata da Enrico Dalmastri per la Comunità Foulard Binachi  1994